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giovedì 10 novembre 2011

Il pesce d'oro è uno ed uno soltanto



mercoledì 9 novembre 2011

Prendi i tuoi vecchi scritti - e fanne un grande falò

«Ho sempre saputo che ti avrei avuto: allora perché non oggi? Perché non domani?
Ti ho chiesto di non esistere senza di me e tu ridendo hai accettato.
Ti ho chiesto di non parlarmi e mi hai risposto che ti lancio briciole di pane da seguire perché ti voglio.
Sono queste domande? Sono forse risposte?




Chiedo consiglio a Edgar Lee Masters.
Gli chiederò se sei un frutto invernale. Gli chiederò se le cose mutano e quando.
Sei pagano come dice il tuo nome: cosa desideri? Posso essere tutto e rimanere me stessa.
Mi pongo domande inopportune, non ho risposte in merito, vivo separata dalla realtà dei fatti. Che ne sarà di me? Che ne sarà delle cose in cui anche per poco ho creduto e investito?».







    



Una sera d'autunno rileggi i tuoi vecchi scritti. Idee che ieri notte sembravano geniali, oggi sono fottute stronzate. Prendi quei vecchi scritti e fai un grande falò.

lunedì 7 novembre 2011

Smanie chimeriche d'un autunno troppo caldo.

Ho voglia di piacere,
in me rifugio il desiderio ombroso
d'averti qui.
Il fiato caldo c'ha alloggiato in te l'hai fatto tuo,
e lo cedi a me, alla mia pelle.
L'occhio è cieco, la mano rapida
la bocca un frèmito.
L'orgasmo il più copioso
m'entrò nella ferita:
Ahi, dolore amaro!
opaca illusione svanita!
Il germe vivo della vita, acro nell'odore,
muore in un respiro.
Volto la testa, punge il fresco sul cuscino,
e son già solo.
La mente languida nell'oscura disillusione,
s'arena ed il conscio, sciocco, si stacca da me:
«Altra entità son io che t'ho animato. Addio!»
S'esistessi, il desiderio sarebbe la realtà di te.
Ma ormai son ossa, son vermi polverosi,
nessun fiato alloggia in me,
non un soffio pizzica le corde d'agitata voglia.
L'occhio è cieco, la mano è morta.
La brama d'averti, eterna.


venerdì 28 ottobre 2011

It's easy and creepy

E così ci risiamo. Gioco con la mia sigaretta e gioco con l'immagine di me che mi piace conservare. Gioco a fare la diva anni Trenta e, in generale, sono molto seria ma gioco con tutto. Mi prendo grandi responsabilità ma nessuna decisione che ne comporti almeno un po'. Voglio miliardi di cose e in realtà non ne voglio nessuna. Voglio essere amata ma non mi lascio toccare da nulla. Voglio essere adorata ma detesto non essere alla portata delle mani protese. Sono senza identità.

Per l'ennesima volta scelgo cose difficili e imprevedibili e gioco le mie carte con leggerezza. Ma sto tremando. Non mi sento affatto al sicuro, nemmeno qui dove potrei parlare ad alta voce. Penso a tutti gli uomini di cui ho incrociato lo sguardo e penso alle arance e alle canne di bambù. Penso ai fiori e ai giorni di pioggia. Tutto sembra contorcersi.



Quando penso allo stato attuale delle cose mi sembra di essere serena e leggermente tachicardica. Potrei quasi avere l'impressione di star ricevendo non quello che mi premeva di possedere ma quello di cui ho sinceramente bisogno. Pare anche che io non abbia bisogno di molte cose.
Ho un grosso quaderno accanto al letto, pieno di "oh, è tutto così statico", di liste e di "vorrei solo...". Pieno di nomi di immagini semi-sconosciute che hanno commentato il mio sguardo o le mie ciglia, le mie labbra, le mie scarpe, il mio carisma - se di carisma si tratta, e non di idiozia. Ma niente pare confortarmi.
Ci sono pagine sul mio destino, pagine sulla mia morte e su altri uomini tachicardici, su unghie laccate di rosso e su maldestri tentativi di insubordinazione e di pianificazione. Righe incerte di tarda notte sulle poche lacrime che verso, e sulla ferma volontà che ho di amare il mondo nonostante non mi piaccia mai nulla.



#2 - It's stupid how we always seem to do it again.

domenica 23 ottobre 2011

I don't believe I've ever met anyone quite like you.

«Sono convinta che restare sveglia fino alle quattro del mattino a leggere Miss Marple porterà conseguenze impreviste», mi ha detto.




«Non penso che mi succederà qualcosa».


Intanto appoggiavo la marmellata d'arancia sul pane tostato e ogni tanto scrollavo la sigaretta accesa. Quella era stata una lunga notte, conclusa, diciamo, verso mezzogiorno. 
Ma ogni mente fertile necessita di sacrifici, e io avevo sacrificato tutti i miei doveri all'insonnia. Potevo sentire il telegiornale dal piano di sotto: anche in merito all'attualità potevo ritenermi aggiornata e soddisfatta. 



«Ti lacrimano gli occhi, cazzo. Oggi non puoi guidare. Ma come ti sei conciata? Ti eri struccata almeno?».



Non potevo spiegarle che per quelle stronzate non avevo tempo. Mi nauseava più lei che la scorza d'arancia, o il tabacco, o Gheddafi. Il bollitore fischiava già ma non volevo alzarmi. 


«Mio dio, stai diventando apatica. Ma che cazzo te ne frega di Miss Marple? I tuoi capelli sembrano paglia. E spegni sto fornello! Finirà male».


«Se non dormo mi viene sempre voglia di scopare con De Niro».





Applausi.





#1 - Twelve hours of work and I still can't sleep.


lunedì 17 ottobre 2011

Memoranda








- Scrivere un libro e chiamarlo "Un cavillo per la strega";




- Sottomettere il genere umano;




- Non morire prima di essermi accertata che verrei ricordata come una bomba a orologeria;




- Scoprire cosa intendevo quando ho scritto GIOVANNA in pennarello rosso in corrispondenza del 29 luglio;




- Ritagliarsi momenti di sofferenza per riflettere sugli eventi appena trascorsi;


- Dove è svanita la lettera?  


giovedì 6 ottobre 2011

Lista di cose carine e che amo ma che rovinano la mia rude essenza texana

Odiare un sacco di cose è un'ottima ricetta per un'esistenza ricca e vitaminica. Lo dico un po' seriamente e un po' per scherzo. Tuttavia se avessi uno psichiatra mi direbbe non solo di vivere equilibratamente - cosa che mi sembra di fare anche se sono una specie di integralista morale - ma anche di esternare gioia, bon bon e foto di coniglietti.


Dunque eccoci. Una lista di cose che mi piacciono e a cui vorrei assomigliare ma che non dico pubblicamente per non sembrare una lagna. 

Bene. LISTA DI COSE CARINE E CHE AMO MA CHE ROVINANO LA MIA RUDE ESSENZA TEXANA.
E chissenefotte se è imbarazzante.







1. I colori neon
2. I coniglini
3. I peluches enormi






4. Gli oggetti di vetro colorato
5. Il latte caldo con il whiskey come me lo prepara la mamma
6. Gli uomini arroganti
7. Le ragazza grassocce e felici e bellissime [e io non faccio parte della categoria]
8. Abbracciare i cani un po' piccoli e un po' stupidi. Non piccolissimi e non idiotissimi, eh. 
9. Hundertwasser (che era anche un alieno hippy super-ecologista) 


10. Le donne con il seno piccolo
11. Le persone curate con un piccolo dettaglio sciatto
12. I Pesci Rossi di Matisse
13. Gli anelli d'argento, le pietre vulcaniche, gli orecchini a spirale
14. La musica lirica
15. L'insonnia
16. Le Storie della Buonanotte (libro illustrato di pregevole fattura) 
17. Le torte futuriste piene di orrendi coloranti
18. La cipria in polvere, i pennelli di qualità, i rossetti porpora
[Ok, non è porpora ma ho trovato solo questa foto]
19. Quando mi hanno detto - e quando io stessa ho capito - che per avermi accanto bisogna avere alti standard di coerenza e responsabilità, apprenderli o perdermi
20. Piangere disperatamente di fronte alla finale ingiusta di Project Runway 5
21. Piangere disperatamente ascoltando Rocket man, Casta Diva o L.
22. Morire di paura dopo aver letto di omicidi orribili e raggomitolarmi in una coperta di pelliccia
23. Quando mi dicono che sono una stronza, il miglior complimento al mondo
24. Quando mi dicono che sono una stronza e io covo dentro di me il segreto piacere e dolore di essere anche un morbido e roseo porcellino
25. Quando vengo ascoltata, amata e abbracciata.

giovedì 29 settembre 2011

So mantenere un segreto.

So mantenere un segreto. O almeno, sono bravissima a mantenere i miei, e questo è già un buon inizio.

Ho spesso incubi pensando ai miei segreti, e sono molti. L'ultimo stanotte su una coperta pornografica. Vorrei essere anonima, detesto non essere anonima. Ho sbagliato tutto sin dall'inizio ma non ho voglia di ricominciare. Potrei anche essere spregiudicata - e idiota - in questo momento, spifferare tutto, ma sarebbe troppo vile.

Avrei bisogno di più tempo per dirlo. Non lo so, oggi. Sono solo ancora molto incazzata, ma pronta a essere incessantemente un'altra. Non sono la stessa che non aperto bocca per mesi, non sono la stessa che è esplosa all'improvviso ma al 30% della sua carica di nitrocazzoglicerina. Non sono la stessa che è andata avanti con aria stronza e impeccabile, sempre con il suo rossetto, ben vestita, in ritardo piuttosto ma mai senza mascara, severa, severissima, con lo sguardo micidiale pronta a giudicarti una merda per qualsiasi motivo.

Vi ho odiati tutti, teste di cazzo, prima di far entrare nella mia misera testa un po' di amor proprio, e ancora non ci sono arrivata a questo glorioso punto.

Mi sono già lavata i denti e sono le 2 e 30 del mattino. Temo di addormentarmi con addosso questo tagliente orecchino di rame.

Avrei bisogno di sbagliare apertamente, per diventare magari una persona più spontanea e meno sperduta dietro al suo sguardo da stronza, il suo atteggiamento da stronza, le sue battute da stronza. Non amo nessuno e men che meno me stessa. Non merito niente. Sono stata un'idiota con una filosofia del cazzo.
Ehi, io non so cosa fareste, ma io lo sto facendo per voi. Mi aspetto solo insulti dagli altri: li aspetto trepidante sperando di poter ribattere con il mio proverbiale sangue freddo ma non mi insulta nessuno.

Oh Cristo, è una situazione così imbarazzante e io persisto ad odiarti - e ad odiarmi.

Credo che mi addormenterò con l'orecchino di rame e i miei stupidi capelli e la mia stupida faccia e la mia stupida maglietta e il mio stupido letto e le mie stupide pareti rosse e la mia stupida idiozia e la mia stupida completa vibrante formidabile totale vergognosa incapacità di vivere nell'azzurro profondo e morire vivendo.


sabato 10 settembre 2011

Πλέων ἐπὶ οἴνοπα πόντον - Navigando su un mare color vino



Heraklio





Aghios Minas





Fontana Morosini - Heraklio





Codice di Gortys





Knosso





Sala dei delfini - Knosso





Sala del trono - Knosso





 Phaistos





Siteià





Xanià





Moschea dei Giannizzeri - Xanià





Xanià





Rethymno





Rethymno










mercoledì 20 luglio 2011

Sistema nervoso parasimpatico. / Vita prima di Marte

In merito al mio sistema nervoso parasimpatico, posso dire con esattezza il giorno in cui impazzì. Il 12 marzo di quell'anno comprai le Metafore Piangenti; il 14 aprile, aprendo a pagina 256, esso impazzì. Una semplice foto ben conservata si trovava lì in mezzo. In genere le foto ritrovate sono scoloritissime, polverosissime e frastagliatissime. Fosse stata una brutta foto l'avrei gettata. Eva però era magnifica. 
A quell'epoca avrebbe avuto una sessantina d'anni secondo i miei calcoli. Presi l'amorevole resto per l'angolo e lo feci incorniciare. Siccome sono uno schizofrenico e una delle mie personalità è piuttosto superstiziosa comprai il vetro e la cornice (d'argento, placcata) dallo stesso merda-coreano. 
Il mio cervello è quasi in fiamme mentre osservo Eva appesa alla parete, accade ogni giorno, ogni momento; trovo pace solo quando appoggio la mia testa a martello fra le pagine delle Metafore, da cui tutto ebbe inizio.  
Il gusto di installare un reliquiario per Eva nel mio salotto mi venne solo in seguito: all'inizio era solo una bella donna con le braccia carnose e le labbra dischiuse. Volevo semplicemente evitare di perdere un momento di estasi. Mi sembrava di farlo per l'umanità. Mi sentivo un benefattore. Eva era mia ma era di tutti: quanti trovano foto meritevoli incastrate in libri acquistati per puro caso a un prezzo immensamente gonfiato?
In ogni caso (vi ho già accennato ai miei disturbi neurologici) di Eva nessuno seppe mai un accidente, moglie compresa. Nessuno saprà mai il suo nome eccetera eccetera se non dopo la pubblicazione eccetera eccetera.
Ma il 19 aprile finii il volume e trovai delle porcherie scritte a matita. Io non scrivo sui libri. Lessi. 
Ecco una nuova scarica elettrica al sistema nervoso. Chiusi il libro, perché il piacere va centellinato e possibilmente abbinato a un buon vino. Anche un buon vino va abbinato a un buon vino. 
Dio come amo la mia frenesia!
E quando lo bevvi:


Sono nata il 115 gennaio del ****.
La mia vita ha preso una piega inaspettata tre volte:
- quando ho comprato il clavicembalo;
- quando ho conosciuto Marte;
- quando M. è morto.
In questo momento di questo mese di quest'anno di questa Eva mitologica che crea e distrugge, sono una creatura colma di pianto. La chiarezza fa bene solo agli animi forti e io sono una montagna di burro. Tutto andrà per il meglio ma il mio pianto corrode le rocce, specialmente quelle di burro. 




Eva non nacque il 115 gennaio. Si tratta di certo di una svista, un refuso o uno splendido gioco di parole che quella donna intelligente ha inventato per il suo Biografo Futuro. Ma io non sono esattamente l'uomo che sperava, e non capisco il trucco. 
In ogni caso è stato divinamente sufficiente per innamorarmi di lei fino al punto di sacrificarle la mia vita.

martedì 12 luglio 2011

Gomitolo di velleità erotiche. / Vita prima di Marte.

La maggior parte del dramma iniziò quando presi fra le mani quella copia di Metafore Piangenti, copertina rigida, prezzo discutibile, pagine spesse e carattere 10 che fa sanguinare gli occhi. La vita di Eva mi si stagliava davanti in color neon. La prima cosa che mi chiesi non fu "E chi accidenti è Eva?" ma "Come accidenti faccio a scoprire tutto, adesso?".
Quella vita al neon mi poteva sfuggire e io ne ero ardentemente conquistato. Mia moglie mi chiese "Perché ti interessa tanto?".
Come un idiota ho risposto "A me interessa tutto".


In ogni caso comprai tutta la collana della Retorica Depressa in quel buco di negozio. Siccome sono un pessimo attore ed ero seriamente in fibrillazione per quella storia, l'avido merdoso strozzino mi fece un prezzo esagerato. Io dissi poco convinto qualcosa come "Non li vale".
E il coreano faccia-da-schiaffi rispose: "Ehi amico li ho aperti anch'io quei libri".
Tutti appassionati della vita di Eva, insomma. Beh, alla fine pagai. Cosa vi aspettavate? Quella donna tutta porpora incendiava la mia esistenza settimanale fino al giovedì sera, quando mia moglie se ne andava alle cene libanesi del reparto Assistenza. La caporeparto andava pazza per il cibo appiccicoso. 


Ricordo con orgasmica frenesia quel primo giovedì. Avevo letto troppo velocemente le Metafore Piangenti e non me le ero gustate. Ora presi una matita e iniziai a sottolineare con tratto flebile flebile come se fossi stato un moribondo senza forza nelle mani. 
Poi mi pentii e sfogliai tutti gli altri volumi. Come avrebbe agito un vero raccoglitore di informazioni? Un Darwin delle biografie romanzate? 
Avrebbe radunato prima tutte le conchiglie, tutte le schifezze antropomorfe raccattate sulla spiaggia e solo in seguito avrebbe iniziato a dire ad alta voce la sua teoria.


A dire il vero me ne sbattevo altamente il cazzo di essere un Darwin delle biografie romanzate. 
C'era questa foto di Eva infilata nel primo volume e io ero semplicemente andato in estasi.
Questa donna pazzesca con una collana di piume e i capelli intrecciati! Volevo solo mettere la testa nei libri, sperare di soddisfare il mio desiderio compulsivo e poi andare a dormire. In alternativa avrei voluto metterle la testa fra le cosce, e qua è supposto che il lettore rida anche se non c'è un bel cazzo da ridere.


Un vero gomitolo di velleità erotiche, il mio. Cristo santo, una vera donna al neon. 
Il mio sistema nervoso parasimpatico era già ubriaco.

venerdì 1 luglio 2011

L'unica cosa certa è che il mio lavoro è pressoché inutile. / Vita prima di Marte

Da quando iniziai ad appassionarmi alla vicenda, mi armai dei miei migliori fucili: conoscenze vagamente mafiose in biblioteca, videocassette vintage, furti con scasso da bauli al mercato delle pulci e soprattutto libero accesso agli archivi e agli scantinati dei negozietti dell'usato più sordidi del quartiere.
In Via Donizetti oggi è tutto cambiato, ma per me è stato un esercizio di stile e pazienza ricostruire la vita di Eva. Mi sento un architetto che gioca con le miniature.

L'unica cosa certa è che il mio lavoro è pressoché inutile.

Il condominio oggi guarda a est; tutto è diverso da quando gli astrofisici hanno deciso di rivedere leggermente la posizione dei punti cardinali. Oggi quel condominio è una piccola Fabbrica di Salute, emergente sul mercato. Di fronte all'ingresso ci sono, in ordine: un marciapiede, un tombino con le grate, dei filini d'erba infestante, dei mozziconi, una strada con l'asfalto a pezzi come una cipria rotta, un altro marciapiede, una sfilza di aceri. 
Via Donizetti, secondo la gente del posto, è in declino da circa vent'anni. Gli aristocratici si sono trasferiti a sud perché si intona con le proposte primavera-estate. Dicono.

La città è in subbuglio per vari motivi che non hanno niente a che vedere con Eva. Mi sono infilato una giacca blu con gli alamari e ho messo un biglietto da visita in un portadocumenti di struzzo.
Dice: Ispezione della Salute e del Benessere.
"Buongiorno", ho detto professionale. "Devo ispezionare, capisce".
Ne è seguito un colloquio di circa venti minuti in cui è spesso stata discussa la mia autorità. Minacciando di chiamare il numero verde per Benefattori Traditi e Onesti Lavoratori Ostacolati (BT & OLO) ho semplicemente aggirato il portinaio e salito le scale.
Le fonti dicono che Eva stava al quinto piano (un suo scritto dal titolo: "Per mettersi il rossetto sono sufficienti cinque piani di ascensore, ma sarebbe meglio sei, se trovate il sistema").

Al quinto piano non c'era più nulla. La delusione è stata quasi esasperante per un uomo in declino (esattamente come Via Donizetti) che non trova altro da fare che infilarsi in tasca documenti falsi.
Mi sono appoggiato abbastanza tremante a una pila di cartoni (su cui era scritto Articoli della Salvezza) e volevo quasi desistere. Non ho desistito, ed è per questo che qualcuno forse mi stamperà questa cronaca. 

Nonostante questo, con buona approssimazione posso immaginare come procedesse la vita di Eva. 
Con buona approssimazione posso persino sintetizzare il profumo che indossava.
Con buona approssimazione posso affermare che, nelle lunghe notti d'estate, quando i refoli di vento portavano odore di gelsomino e smog, Eva dalla sua finestra ampia, vedesse più o meno questo:

mercoledì 22 giugno 2011

Una fuga solitaria, gli occhi gonfi di grano

La casa è vuota e sento il rumore sordo delle suole che stuzzicano il frigido pavimento, che non cede alle molestie vagamente erotiche e le lascia andare e poi le fa ritornare, in una carezza infinita.

Brutte suole puttane, non dovete amare il pavimento, amatevi fra voi.

La casa è vuota ed ho una scodella di caldi popcorn da render parte di me, tentando prodezze paraboliche per rischiosi strozzamenti.

La casa è vuota ed io non sono felice.

La mia tastiera è unta, ora.

lunedì 20 giugno 2011

Saga delle persone che odio - Cagna di provincia.

Dunque, non sono il genere di persona che appena pensa di non avere più responsabilità inizia a sputtanare a piene mani. Di solito inizio prima, specialmente quando le cose mi si possono ritorcere contro.
Ti odio. 
La odio. Si aggira con aria soddisfatta e un po' ebete come se la vita mondana fosse il suo specchio migliore. La sua affermazione individuale comincia dal suo lucidalabbra. In mancanza di meglio utilizza opinioni riciclate da altri che le vengono comode per farsi rispettare. Non disdegna di cambiare idea ogni qual volta la situazione piccolo-borghese in cui si incastra lo richieda. Indossa cosine raffazzonate che chiama volutamente vintage, la sua cultura discende direttamente da Vogue e la sua sensibilità deriva senza ombra di dubbio da un'educazione benpensante che l'ha abituata negli anni a disprezzare (e possibilmente umiliare) ciò che minacci il suo ordine mentale.
Poi è abituata a odiare a morte persone del mio calibro, cioè che non sentono il dovere di ammirare in ordine:


- una città piccola, stretta, noiosa e provinciale;
- donne del genere "mi credo sofisticata e audace";
- donne che pubblicamente sostengono che il proprio fidanzato è brutto;
- l'estetica della morale cattolica (perché c'è una scappatoia per tutto, anche per la verginità).


Dicevo che inizio a lamentarmi ben prima di essere nella posizione per farlo, e infatti così è stato e ne ho pagato il prezzo pieno. L'ira della cagna mi si è ribaltata contro in modo così volgare che a un certo punto sono quasi ammutolita. Sogno che questa puttana di provincia mi insulti apertamente per poterle rispondere con un'intelligenza da lasciare senza fiato, ma so che non avverrà perché prima di parlare ha bisogno delle parole ben sminuzzate di qualcun altro.
Poi mi fa pena perché penso che io anche senza un aspetto impeccabile avrò sempre con me una valigia pienissima di metafore ardite, una barca di codici diversi con cui leggere le cose; perché sarò sempre stranissima in modo dolcissimo, perché sarò sempre esattamente in linea con i miei principi, perché sarò solida e indeformabile ma continuamente soggetta al cambiamento.
E soprattutto: perché sono sempre soddisfatta di me.

martedì 14 giugno 2011

Estate 2011 - Breviario a mio completo uso e consumo

Ho sentito dire le cose bisogna metterle per iscritto; ho sentito dire che i post-it dei sognatori finiscono sempre nell'archivio "Traguardi raggiunti". Da una vita faccio liste e non sono ancora stanca. 
Esattamente così sarà la mia estate, perché lo desidero e perché la mia volontà è inossidabile. 


Nota: declino ogni responsabilità in merito all'abuso consapevole della lettera S (che dà assuefazione).



Scapigliatura.Ci ho pensato a lungo e non mi è venuto in mente neanche un motivo per cui dovrei pettinarmi. Prima di uscire mi passerò a lungo le mani fra la chioma e migliorerò l'effetto con una passata di phon (ma anche quando resto in casa, solo per appagare la mia vanità). Se avrò tempo scriverò un po' di poesia cimiteriale.


Sesso, graffi e labbra rosse.Quest'estate il sesso è blu e io sono una da graffi sulla schiena. 
Un giorno o l'altro scriverò il mio romanzo erotico.


Interruttori.Questa parola apre ancora oggi una questione controversa: se l'interruttore è un oggetto nato per erogare e per terminare l'erogazione, perché una mente pessimista a suo tempo gli ha trovato un nome mettendo l'accento sull'interruzione? Per me gli interruttori sono oggetti da accendere per ottenere un fuoco d'artificio, e c'è un interruttore nella mia testa e se lo schiaccio sento una corrente elettrica per tutto il corpo. O almeno, così mi hanno detto e voglio provare. 
E poi ce n'è uno in Viale della Repubblica che non so a cosa sia collegato e mi hanno detto anche che la curiosità è il motore del mondo.


Tender is the night.Secondo me la notte è tenera perché se la mordi i tuoi denti affondano e lei geme di piacere. Combatterò in nome del nero e del verde, in nome dei pistacchi, degli scarabei, dei liquori alla menta, delle rondini e in hoc signo vincam. 


I know every kind of love but true love.In cuor mio sono un'attrice del cinema muto anni '40. Come tale mi piace mentire, inventare, indossare certi sguardi artici, tirare zampate con ottima mira e tutto il resto. Mi piace mettere alla prova chi mi sta di fronte: l'intelligenza si prova sotto pressione


Cosa tatuarsi sul petto al posto di un dragone:
A volte è più difficile privarsi di un dolore che di un piacere.

lunedì 30 maggio 2011

Introduzione. / Vita prima di Marte.

Dormi dormi dormi. Naturalmente non so l'ora perché l'orologio accanto al letto si è fermato già da parecchio. A volte maggio è come non riuscire a prender sonno. Ti agiti, ti rigiri, ti stiracchi, ti innervosisci, ti alzi, bevi un bicchiere d'acqua, rigiri il cuscino che è diventato caldo, apri di più la finestra, con l'occasione spii la strada deserta, ti arrabbi, scalci e il lenzuolo diventa un grumo. 
Poi per miracolo prendi sonno, e la mattina dopo, con gli occhi gonfi, dici "Ah, tutto qui?".
Se dovessi descrivere la mia vita scriverei un'opera in tre volumi: Vita prima di Marte, Ironico ma non troppo, Vita dopo Marte. 
Ah, Marte, io non so dove tu sia. Se qualcuno ne sa qualcosa mi scriva due righe, per favore. 
Vorrei pensare che tu stia sdraiato nella mia stessa posizione e che il tuo letto sia fresco. Vorrei anche pensare che la tua esistenza sia diventata meno dolorosa e vorrei che mi avessi perdonata. Del resto ho capito solo stanotte che nella vaghezza della comprensione posso leggere quello che preferisco dentro a un segnale, e oggi io leggo "Oh sì, c'è qualcuno qui che dovrebbe scusarsi". 
Purtroppo non ricordo se devo scusarmi io o se devi scusarti tu. 
Quando ci siamo conosciuti la mia vita sembrava un inferno. Senza fiamme, perché allora non ero tipo da incendiarsi facilmente. Era un inferno diverso, fatto di vento tagliente, forse di vetro; non dico di diamanti perché non vorrei sembrare troppo lusinghiera. 
Se leggerai un giorno quello che ti scrivo - o se sentirai finalmente la mia voce - sii gentile nei giudizi: uso parole caute perché voglio descrivere delicatamente gli eventi brutali in cui sono inciampata. La mia moralità spicciola emergerà senza che io la possa frenare, quindi non devi temere nulla. Anche se qualcosa di te dovesse sembrare irritante o ingiustificabile, per me di certo conserverai sempre la bellezza elegante del ricordo. 
Se non sapessi quanto sei implacabile, se non fossi disgustata persino da me stessa, se non fossi spaventata dalla possibilità di scivolare in una spirale piena di dolore e se non fossi completamente e infinitamente grata all'anima del Poeta che già mi ha salvata, forse potrei pensare a te e al tuo corpo senza terrore. Ma vedi, amore, le circostanze mi hanno portata al declino, un uomo mi ha condotta all'arsura e un Poeta mi ha accompagnata all'equilibrio. 


Per tali motivi che so condividerai io distruggerò questo scritto. 

venerdì 27 maggio 2011

Poemetto in terza rima. Canigola era un cane molto ribelle.

Canigola piangeva fra i narcisi
mordendosi le bianche zampe fiere
non consolandosi di ottusi sorrisi
e di umane tenerezze passeggere.
Canigola era un cane già ribelle
quand'era afflitto da umiliazioni mere:
correre al richiamo appresso all'osso,
e per peloso amore era frainteso
sdegno e irato rodere del morso.
Ideava operette di eguaglianza e teso
pareva a un tratto al nobil fine:
mollezza di cravatta e non di collar peso.
Così è da intender la terza rima infine
fra la paronomasia e il poliptoto:
che l'alma sdegnosa è vera e fine
se al mirar le stelle incalza il moto.


Morale: i bravi cagnolini spesso pensano all'affermazione personale, all'ambizione e all'orgoglio, e mordono gli ossi di plastica lavorando di cesello sulle loro marcate attitudini manageriali. 
I bravi cagnolini vanno in paradiso, ma non prima di averci maledetti.

venerdì 20 maggio 2011

Perché da grande voglio essere Vittorio Alfieri.

Innanzitutto chi è Vittorio Alfieri. Uomo geniale che come molti del suo stampo visse brevemente e con la stessa potenza di una deflagrazione; dal 1749 al 1803 fece l'impossibile per consegnare al Futuro un distillato quasi perfetto di ciò che la sua mente era in grado di pensare. 
Scrisse tragedie dell'affermazione individuale, capaci di squarciare il cuore agli italiani, scrisse in toni polemici e satirici sulla Libertà, scrisse rime, persino commedie, odi, satire, ogni genere di prose, e infine degnò il mondo del capolavoro di un'autobiografia ambiziosa fino al sospetto di arroganza. Una simile opera iniziata ad un'età forse prematura (1790) o ci lascia una finestra per insultare un superbo o ci apre una cancellata di ferro battuto verso un uomo che ne aveva davvero tante da dire. 


I 4 principali motivi per cui da grande voglio essere Vittorio Alfieri.


1. Creatura a pelo fulvo come me, protettrice delle volpi e dei procioni. Magnifico Enobarbo.


2. A sette anni tentò il suicidio, anche se non pensò mai di voler morire, e non era certo di sapere cosa fosse la morte: eppure seguendo così un non so quale istinto naturale misto di un dolore di cui mi era ignota la fonte, mi spinsi avidissimamente a mangiar di quell'erba, immaginando di inghiottire cicuta, di cui aveva sentito parlare chissà dove.
Anch'io ho una spiccata attrazione per la morte e quando un giorno dovrò venirci alle mani (con la morte, intendo) vorrò farlo con la stessa crudezza. 


3. Ed il mio maggiore, anzi il solo piacere ch'io ricavassi dal viaggio, era di ritrovarmi correndo la posta su le strade maestre, e di farne alcune, e il più che poteva, a cavallo da corriere.
Vide le più belle e le più narrate città d'Europa e i soli momenti di pace che riuscì a trovare nella sua (giovanile) noia furono i breve slanci delle corse folli. Per me Alfieri è un cavallo con la bocca schiumante e le froge allargate dallo sforzo. Rappresenta completamente la tensione.


4. Incostante e folle, rimase incantato solo dalla Svezia. Cercò di saperne di più di quella semilibertà che traspariva dal governo ma non ebbe mai la costanza di farlo seriamente. 
La maestosa natura di quelle immense selve, laghi e dirupi, moltissimo mi trasportavano; e benché non avessi mai letto l'Ossian, molte di quelle sua immagini mi restavano ruvidamente scolpite. Corse con la slitta con furore, calpestando i numerosi strati di neve finché non venne il primo caldo, e comparvero le verdi primizie: spettacolo veramente bizzarro e che mi sarebbe riuscito poetico se avessi saputo far versi.
Mio Adorato, ecco, adesso mi fai piangere. Certe volte la vita è così simile alla sensazione di voler far versi. 

sabato 14 maggio 2011

Libri scritti da psicopatici, con personaggi psicopatici e per lettori psicopatici #1

(Nota: lo dico con affetto).
Cioè la mia routine. Sì, mi piacciono i morti e i pazzi, non disdegno i manicomi e gli ossessivo-compulsivi (specialmente dopo i pasti), fatico a digerire i coniglini e gli amori strazianti. Sono una gran lettrice e non sono spesso capace di iniziare un libro alla volta e faccio disastrose indigestioni di trame che mi lasciano indisposta ma non per molto. Poi sono anche recidiva e ricomincio da capo. Il mio aperitivo è lo psycho-drama. Degusto anche vendette e self-made-men, ma con un po' di raffinatezza aristocratica e mai senza un buon rosé. E siccome mi piacciono anche gli schemini storti fatti con paint con mani tremolanti (e che non conobbero mai la simmetria), unirò le mie più grandi passioni in questa rubrica per lettori ormai spacciati all'ultimo stadio della malattia.

Ecco a voi:

Dieci libri che ho letto contornati da un'insalata fresca di consigli e sconsigli*. 
Bambini, non rifatelo a casa! 

Per sviste, errori grossolani, errori imperdonabili, consigli, opinioni, se avete letto e non siete d'accordo, se avete letto e la pensate come me, se ho scritto stronzate e volete farmelo sapere, se invece volete propormi come candidata al Pulitzer, in tutti questi casi scrivetemi preziosi commenti!

8 scorpioni su 10 a Doppio sogno, brevissimo sforzo di un centinaio di pagine, e ispiratore di Eyes Wide Shut. Se conoscete il film, sappiate che la storia qui è ambientata a Vienna, i protagonisti si chiamano Fridolin e Albertine, e il tutto potrebbe risultare sicuramente più elegante - come sempre quando è la luce dei lampioni e non quella dei neon a illuminare - ma anche un pochino ridicolo perché di molto ingentilito. L'atmosfera è sempre freudiana, onirica, erotica, caotica, avviluppante, intelligente e ben orchestrata. Per me vale la pena scoprire quali geni ispirano gli altri geni, quindi lo consiglio.




7 ragni storti e a bassissima definizione per Heinrich, che sì mi piace, ma che ho punito perché mi lascia sempre incapricciata e non mi spiega come vanno a finire le cose. L'autore segue la vita di una donna che vola rasoterra nella vita comune ma le cui azioni, in definitiva, sono degne di essere raccontate. C'è spazio anche per momenti di umorismo a tinte pastello, niente di disarticolato né di abbagliante. Fino alla fine vi chiederete dove accidenti stiamo andando a parare, e con il senno di poi è una bella sensazione che ti tiene incollato alle pagine e ti fornisce di un gustoso senso del bizzarro.











Le lettere di Bulgakov (che amo e che per me è un faro nella notte) si meritano 8 Martini su 10. Prima di tutto perché su questo capolavoro di umanità frustrata ho costruito la mia tesina di maturità e quindi conservo dei bei ricordi di consultazioni febbrili. E poi perché chiunque si è sentito disperato almeno una volta nella vita, chiunque ha esclamato la mia nave va a fondo, l'acqua si avvicina al mio ponte di comando. Bisogna affondare coraggiosamente. Ma poiché i manoscritti non bruciano nemmeno dentro al fuoco più caldo, significa che gli uomini dotati di lampi geniali restano tali e le loro opere resistono anche alla censura, al disinteresse e alla desolazione. Se già conoscete l'autore di Il Maestro e Margherita, Uova fatali e altre perle letterarie, forse vi farà piacere leggerlo e scoprire cosa si celava di oscuro in lui. Per poi amarlo di più, si intende.




Com'è che le cose stiano così non lo so, ma McGrath è l'unico contemporaneo che leggo e amo, forse perché credo che non potrò trovare grandi opere all'infuori di quelle che hanno vissuto una storia editoriale travagliata, e che quindi mi sembrano più oneste. Ma per l'appunto sono affascinata da McGrath e questo è il primo suo libro che ho letto (molto giovane, e dopo aver molto combattuto con mia madre, donna facilmente impressionabile). In copertina parlava di biancheria di seta grigio perla, e da lì in poi un fuoco sacro mi ha presa. Storia di come un uomo per bene possa innamorarsi di una pazza soggetta a sbalzi di umore (che a volte si avvinghia a lui in preda all'estasi, altre volte piega i vestiti uno a uno e li ripone con calma). Storia di come ti puoi rovinare la vita con poche semplici mosse.





La Valle dell'Eden sembra iniziare in sordina, con descrizioni calme, forse noiose. Ti viene la tentazione di saltare qualche pagina. In realtà è perché Steinbeck è un maestro del ritmo narrativo, e ti lascia per molti capitoli nella polvere e nelle piatte campagne dove non accade nulla, fino al momento in cui ti presenta Cathy. E allora è come una detonazione: ero terrorizzata. Steinbeck (Nobel che gli riconsegnerei domani in persona con tutte le mie benedizioni) sa come lasciare il lettore disgustato, crea un crescendo tormentosissimo che è troppo garbato per far terminare in violenza. Non ho pianto tutte le mie lacrime solo perché ero troppo impegnata a soffrire. Divino, sordido ma delicato, costellato di gemme preziose e di personaggi irripetibili sia nella letteratura sia - purtroppo - nella vita degli uomini qualsiasi.





Delizioso nel suo genere, piccolo promemoria di come la lingua possa fare capriole grandiose. Risale, credo, al periodo in cui mio padre dopo aver imparato l'italiano volle conoscerne anche le sfumature più ardite. Postilla: mi è stato di formidabile aiuto mentre preparavo l'esame di letteratura perché offre spunti ottimi per individuare figure retoriche e stratagemmi letterari. 7 colombelle della pace a Dossena.





Le relazioni pericolose ha cambiato la mia vita. La trama non è un granché, ovvero è molto articolata e ben gestita, ma in fin dei conti prevedibile. Ciò che ho trovato prodigioso è la capacità umana di metamorfosi continua, e nella maggior parte dei casi il movente più convincente è l'interesse personale, meglio se completamente immorale. Non rovinatevi subito con il film, anche se Glenn Close è molto fascinosa, perché perde molto della meschinità dell'originale.




Solo 6 simbolucci orientali per L'isola di Arturo, ma senza perfidia. Puerile, puerile, puerile, puerile, puerile. Verrete ricoperti da questa maledetta parola se lo leggerete, tutto è puerile, i gesti sono puerili, gli sguardi sono puerili, le atmosfere sono puerili, le fottute rocce sono puerili. Elsa Morante la usa ogni due pagine, l'ho letto anni fa e ancora me lo ricordo con nausea. La storia è quella di un'adolescenza riuscita senza troppe turbe per miracolo, e di un innamoramento di quelli che non lasciano tregua e sono perennemente incalzati da circostanze ingestibili. Il finale mi ha lasciata disperatamente arrabbiata, credo di aver riletto le ultime pagine venti volte per capire se non mi fosse sfuggito qualcosa. Bè, purtroppo non mi era sfuggito niente.




"Dimmi, cosa mangiamo."
[...]
"Merda."
E con questa vi ho rovinato il finale ma ne valeva la pena. Gli ho dato solo 6 orologi da muro perché è di una tristezza aberrante. Se unite i puntini da "Nessuno scrive al colonnello" a "Merda" vedrete chiaramente che razza di trama vi si propone. Una palude di gente che vive a testa bassa e con sguardo fisso. 




7 clessidre. Se non ne foste già convinti, vi ripeto che la natura umana è veramente orribile. Gli ultimi attimi di vita di un uomo mesto e generoso divorato da pescecani. La trama è una spirale di comportamenti viscidi tenuti da uomini ben vestiti, mentre a ben vedere gli straccioni forse conservano più amor proprio. Aberrante e lacrimoso (o forse illacrimato a ben vedere).


*Sono a conoscenza del fatto che questa parola non esiste.

martedì 19 aprile 2011

Arbiter Elegantiae

AVVERTENZA: Questo testo non ha per davvero la pretesa di essere una bibbia. Bimbi, rubate pure l'articolo per i vostri loschi scopi scolastici, ma sappiate che è il frutto di ragionamenti (peraltro non necessariamente condivisibili) di una persona che ha una conoscenza parziale, dilettantistica e laterale della questione. Se poi la maestra vi interroga su Quo Vadis? e prendete 4 potete sempre reclamare. In ogni caso se prima del furto ci ringrazierete saremo felici come fringuelli.






Vennero giorni di grande caldo, e notti così soffocanti, come non se n'erano avute fin allora, l'aria stessa sembrava satura di sangue, di pazzo furore e di delitti. E a quell'eccessiva misura di crudeltà corrispondeva, da parte delle vittime, una misura uguale di desiderio di martirio; i seguaci di Cristo andavano volenterosi alla morte, e la cercavano persino, finché non furono raffrenati dai severi ordini dei loro superiori. 


Non è semplice stabilire chi fosse Petronio, se abbia scritto o meno il Satyricon, quando sia vissuto esattamente, se sia il cortigiano di Nerone e molto altro. Il testo migliore che parli del Misterioso è negli Annales di Tacito, e lo descrive come un uomo che sinceramente avrei voluto incontrare. Un uomo che, incalzato dal despota alla morte, volle comunque fare a modo suo, recidere le vene del braccio, fasciarle, e concludere la sua vita in un tripudio di lusso e sollazzo, fra poesie leggere e battute salaci. Sbeffeggiando non poco la lunghissima morte di Seneca, che per la debolezza non riuscì a farsi zampillare il sangue per bene dalle ferite e dovette recidere anche le vene delle gambe, tentò di assumere della cicuta ma non riuscì a deglutirla, infine si immerse nell'acqua calda per favorire il flusso, ma essendo una morte lenta e non essendo mai svanita la sua eloquenza, continuò a dettare molte pagine ai servi. 
Una vita, quella di Petronio, sicuramente da giocoliere, in bilico fra complotti, paranoie e un tiranno al limite della schizofrenia, ma non so dire quanto felice. Si dice anche che infine abbia voluto spezzare i sigilli per non nuocere a nessuno da morto, non prima di aver sbugiardato la corte e il principe, lo ricordo, matricida, infanticida, probabilmente incestuoso perché volle o riuscì a congiungersi con la madre, efferato assassino, squilibrato pazzoide e pessimo poeta. 


So che il popolo mi spaccia per pazzo, ma non lo sono ancora, cerco solo di diventarlo.

Sai che condannai a morte mia madre e mia moglie, soltanto perché desideravo offrire alla porta di un mondo ignoto il sacrificio più grande che un uomo potesse offrire?


Possiamo a ragione ritenere superata l'immagine di Nerone commosso e patetico sulle soglie di Roma teso a cantarne con la cetra la bellezza in fiamme, ma abbiamo anche sufficienti motivi per detestarlo. Come tutti i potenti incerti ebbe bisogno di una corte serrata intorno al suo ego smisurato, ma diffidò sempre di tutti, e non amò veramente nulla.

Per un lettore del nostro secolo è impossibile scindere la figura di Petronio nella sagoma delineata da Tacito, nei frammenti di uomo descritti da altri scrittori (Plinio, Plutarco), nell'autore che sgorga ogni tanto dal Satyricon e infine nel Maestro di Quo Vadis? di cui ci siamo innamorati tutti. 



Il corteo degli spetti che seguiva Cesare, aumentava ogni giorno di più.

Quo Vadis? è un'opera grandiosa (e non è un pensiero mio solo, ma è valso un Nobel all'autore) e complessa, scissa in due fuochi ugualmente splendenti. Il polo pagano è la triste bellezza del tramonto di un impero e il polo cristiano è la fulgida grandiosità di un popolo non più ancorato ai propri sensi ma che accetta questa vita solo in virtù di un'altra. Questo è un libro che svelerà la vostra anima. Alla fine della storia o sarete un Petronio languido, amante della musica, della poesia e delle arti, morbido come una camelia, curato, aristocratico, arbitro d'eleganza, o sarete un redivivo Vinicio, esausto, redento, sopravvissuto, armonioso, amante dell'acqua, dell'aria e dell'anima, l'uomo che vinse il toro inferocito, e che vincendo venne scagliato in un'esistenza di attesa di rivedere più da vicino la Luce.

Il Petronio di Sienkiewicz mi ha spezzato il cuore, a suo tempo, eppure doveva morire perché il mondo vedesse la luminosità di una nuova aurora stagliarsi sulle vallate dei pagani. 

Petronio è stato l'emblema di un mondo inabissato, crudele e spietato, pieno di contrasti, di sangue, di morte, di dolore, di roghi, di congiure, di guerre e di nebbia, ma anche di divinità piantate nella terra più nera e più grassa, di fasti e di ambrosia, di banchetti, di nobili e di arricchiti, di dolcezza, di pace dei sensi, di corpi unti che si strusciano fra loro, tempo di messi e di riti, di folle e di giubilo, di arti, di lirica, di leggerezza, di miele. 


Quando cominciarono a bruciare le case in tutte le direzioni, ho udito io stesso delle voci gridare: «Morte a coloro che salvano!».

E ho sofferto davanti alle innumerevoli pagine continue in cui era narrato l'incendio di Roma in ogni sua sfumatura di colore, in estasi di fronte all'oro, al rosso, al porpora di cui non si intravedeva la riga dell'orizzonte, ma tramonto e fuoco erano carnalmente congiunti. Non si poteva sperare che il mondo potesse resistere a una simile potenza che - come tutti i nuclei di energia più sfavillanti - fu anche autodistruttiva.



Roma aveva fatto pazzie per lungo tempo, la città conquistatrice del mondo sembrava pronta a farsi a brani per mancanza di una testa sana che la governasse.

La leggerezza profonda del Petronio di Sienkiewicz cozza malamente contro lo squallore di quella famosa cena di Trimalcione, dove forse Petronio stesso descrive i ghiri e le pernici, i saltimbanchi, le frustate ai servi troppo lenti, i doni pacchiani, le mogli secche che - vivendo per l'oro e la gloria - aggiogano grassi uomini stupidi e ne costituiscono la vera fortuna. E ancora, i banchetti nella sale del Potere, dove i finti-colti, ricchi e annoiati, si solleticano la gola per vomitare torrenti di cibo e vino e ricominciare ad accoppiarsi furiosamente e a godere di altre primizie. 
È un romanzo che vi farà venire voglia di essere cristiani e vi farà credere che fino a oggi tutti vi abbiano mentito su cosa significhi amare l'unico dio, ma allo stesso tempo vorrete tuffarvi anche in un mare piatto che conserva sul fondo Roma come una novella Atlantide, bella fino ad essere dolorosa ma morta.





E così passo Nerone, come una bufera, come un uragano, come una fiamma, come passa la guerra o la morte; mentre la basilica di Pietro governa ancora, dal colle Vaticano, la città e il mondo. Vicino all'antica Porta Capena, c'è anche oggi una cappellina con l'iscrizione, un po' logorata dal tempo: «Quo vadis, Domine?».